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Un figlinese scrive a Mattarella: “Il 2 giugno niente parata militare, all’Ucraina i milioni risparmiati”

Giovedì 2 giugno 2022 la Repubblica italiana compirà 76 anni. Per l’occasione è prevista a Roma la tradizionale parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato. Intanto un cittadino di Figline Valdarno ha già chiesto al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di rinunciare quest’anno alla sfilata delle forze armate in via dei Fori Imperiali. “Le spese complessive della parata militare del 2 giugno ammontano a circa 2 milioni di euro, i soldi risparmiati possono essere destinati alla popolazione ucraina colpita dalla guerra, e per ricostruire parte degli edifici pubblici della città di Kiev, città bellissima che ho visitato oltre 40 anni fa” ha scritto, in sintesi, l’architetto Fabrizio Michelino (ex assessore Comune di Figline ed ex vicepreside dell’Istituto Vasari) in una missiva inviata a Mattarella e a Draghi.

 “Tale decisione passerebbe alla storia come atto di grande civiltà da parte dell’Italia” ha specificato Fabrizio Michelino, chiedendo alle massime al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di rinunciare alla tradizionale sfilata di uomini e di mezzi militari “espletando solo i riti istituzionali previsti per il 2 giugno”.

Nella lettera alle massime autorità dello Stato, l’ex vicepreside (ora in pensione) ha specificato di essere un ‘nonviolento’ pacifista. “Provengo da genitori con ambedue le famiglie antifasciste, in particolare mio nonno materno, Giovanni Granata, socialista, genitore di 11 figli. I fascisti bruciarono la sua casa in campagna perché fu uno dei 382 irpini schedati nel casellario fascista dal 1924 al 1930. Nonostante tutto ciò, egli decise di combattere solo con il suo cervello e non con le armi”.

Nella lettera inviata a Mattarella e a Draghi, l’architetto figlinese ricorda che “Pur essendo nonviolento, nel 1978, ho dovuto svolgere il servizio militare obbligatorio a Roma, alla Scuola Trasmissioni della Cecchignola. La prima sera dopo il rapimento di Aldo Moro, il 16 marzo 1978, fui scelto, insieme ad un poliziotto, per difendere la sede del Senato a Palazzo Madama da eventuali azioni dei terroristi”.

“Questa premessa per dire chi sono e per quale motivo chiedo a Voi di rinunciare alla parata militare del 2 giugno, espletando solo i riti istituzionali, per la solidarietà al popolo ucraino”.

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